L’ antica cosiddetta Pieve di Corsignano (Pieve dei Santi Vito e Modesto a Corsignano)

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L’ antica cosiddetta Pieve di Corsignano (Pieve dei Santi Vito e Modesto a Corsignano Pienza SI)
Quale messaggio dai ‘mostri’ scolpiti nel tufo?

Pieve di Corsignano: Quale messaggio dai ‘mostri’ scolpiti nel tufo?
di Fabio Pellegrini
(VAL D’ORCIA – terra d’eccellenza)
Nelle chiese romaniche più ricche, ma spesso anche in quelle più semplici, dal punto di vista architettonico, si incontrano decori scolpiti sulla pietra che, nella loro singolarità carica di mistero, esercitano un notevole fascino sull’uomo contemporaneo, stimolandone la curiosità. Nella Pieve di Corsignano la decorazione è presente soprattutto nei due portali e, in quantità minore, nell’interno della chiesa. È noto che nella scultura romanica la decorazione geometrica lascia il
posto a quella vegetale e zoomorfa che si carica drammaticamente di significati allegorici. La grande creatività di questa nuova iconografia doveva certamente nascere in un clima di fervore religioso e di grande dinamismo teologico, in un’epoca in cui credenze popolari…

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APERTURA STRAORDINARIA della Pieve di San Lazzaro a Lucardo

L 58

DOMENICA 10 APRILE DALLE ORE 15:30 ALLE ORE 18:30, PER TUTTI GLI APPASSIONATI, E GLI AMICI DI PIEVI ROMANICHE DELLA TOSCANA…ED OLTRE

 

La pieve è situata presso la cosiddetta variante sud della via Volterrana, l’importante arteria che collegava Firenze con la città di Volterra

Si tratta di uno degli esempi più significativi dello stile romanico in Valdelsa: qui hanno lavorato le medesime maestranze di origine lombarda che erano attive in molti altri centri della zona, come ad esempio a Sant’Appiano.

Al suo interno si conservano pregevoli affreschi quattrocenteschi opera di Cenni di Francesco

La Pieve si trova nel comune di Certaldo in Via Lucardese, 626 50052 San Lazzaro FI

Coordinate: 43.5715202,11.1027356
Mappa:https://www.google.it/maps/place/50052+San+Lazzaro+FI/@43.5715202,11.1027356,330m/data=!3m2!1e3!4b1!4m2!3m1!1s0x132a476d9e82de7f:0xbd49bbc49cf10769

un evento di Pievi Romaniche della Toscana e oltre.

APERTURA STRAORDINARIA DELLA PIEVE DI SAN PIETRO A CEDDA Poggibonsi SI

Cedda PhotoDOMENICA 26 APRILE DALLE ORE 15:00 ALLE ORE 19:00, PER TUTTI GLI APPASSIONATI, E GLI AMICI DI PIEVI ROMANICHE DELLA TOSCANA…ED OLTRE, APERTURA STRAORDINARIA DELLA PIEVE DI SAN PIETRO A CEDDA.

un evento di Pievi Romaniche della Toscana e oltre

curato da Stefano Mori

Video: https://youtu.be/9Aad5iGlZcM

Un tempo compresa nel piviere di S. Agnese, questa chiesa, che sulla destra è affiancata da una poderosa torre campanaria, è da molti ritenuta fra le più belle costruzioni romaniche della Val D’Elsa. L’edificio, ad una sola navata rettangolare con tetto a cavalletti ed abside, è di notevoli dimensioni (m. 29×9) per le chiese del suo genere.
All’interno si accede unicamente per il portale della facciata, formato da stipiti in bozze squadrate di arenaria su cui poggia un architrave monolitico dove è scolpita una svariata gamma di motivi decorativi. Da sinistra a destra si legge: foglie di palma e rosette, una croce romanica, ancora foglie di palma e rosette, un’iscrizione leggibile solo in parte, infine, un’altra croce inscritta in un cerchio.
Lungo il perimetro dell’architrave corre una stupenda cornice a palmette, decorazione questa tipicamente orientale che si riscontra in certe chiese armene dell’VIII secolo.
Sopra l’architrave gira un archivolto a tutto sesto con cornice dell’estradosso riccamente decorata a motivi geometrici. L’interno è diviso in due parti quasi uguali da un arco trasversale sorretto ai lati da due semicolonne. Da queste corre per tutto il presbiterio, fino al principio dell’abside, un festone decorato sempre dalle solite palmette. La parte inferiore del festone è decorata con rosette, tipiche del romanico, che ha origine nel volterrano.
L’abside, senza dubbio la parte più bella dell’edificio, ha un cordulo con decorazioni varie: palme, rosette ed alcuni bassorilievi nei quali l’artista ha condensato sapientemente la pagina della Genesi che narra la caduta di Adamo ed Eva. La monofora, di rara bellezza, ha nel suo arco due angeli, alcune rosette, il pellicano e l’agnello di Dio ed i capitelli delle due semicolonne elegantissimi.
Sulla sinistra, un piccolo tabernacolo del 1000, a destra un altro del 1400 della scuola di Mino da Fiesole. L’architrave della porta interna di accesso al campanile è di una bellezza notevole. I motivi decorativi sono: l’acanto per sezioni (simbolo dell’immortalità), l’olivo rovesciato (simbolo della morte), la croce (simbolo della redenzione), il vaglio (simbolo del giudizio) e l’albero della vita.
La porta del campanile corrisponde ad un’altra esterna, forse retaggio della porta della morte degli Etruschi, tanto è vero che la decorazione rappresenta l’angelo della morte.
L’ornato delle semicolonne è ricchissimo; a parte le solite rosette e le foglie di acanto, ci presenta due giovani con ciocche d’uva, evidentemente, simbolo dell’Eucarestia.
http://www.valdelsa.net

Pochissimo OLtre….L’incredibile storia dell’Abbazia di San Giusto

Questa estate durante le vacanze, Io e Stefano, 2 pezzetti dello staff di Pievi Romaniche della Toscana e oltre, con ed altri amici, siamo tornati a visitare la nostra amata Tusacania e le sue splendide Chiese.
Una guida acquistata alla Chiesa di Santa Maria Maggiore, ci ha fatto muovere alla ricerca di una certa abbazia mensionata nel libricino e fimalmente, dico FINALMENTE, dopo svariati avanti e indietro per una stada bianca di campagna nelle vicinanze di Tuscania…siamo riusciti a trovarla.
Abbiamo vissuto un’esperienza stupefacente e adesso attraverso le nostre, le loro foto e il racconto che ci ha inviato Ippolita, la proprietaria del luogo, vi raccontiamo L’incredibile storia dell’Abbazia di San Giusto!

L’abbazia di San Giusto, San giustoposta nella Valle del fiume Marta, vicino Tuscania, venne fondata attorno al 1146 da monaci provenienti dall’abbazia di Fontevivo1 (Parma), su un presistente insediamento benedettino, di cui si hanno poche notizie.
Dopo la soppressione avvenuta nel 1460, già dalla metà del XV secolo l’abbazia ha subito un progressivo declino: abbandonato dai monaci, il monastero è stato oggetto di una spoliazione distruttiva durata sino alla metà del secolo scorso, quando divenne azienda zootecnica: la chiesa era diventata stalla per bovini, la cripta un porcile, l’edificio dei conversi un magazzino, l’hospitium una rimessa e la bellissima torre campanaria un granaio.COME ERA
L’abbazia fu usata poi come ricovero per pecore, fino all’arrivo degli attuali proprietari nel 1990, anno in cui è iniziata una paziente e lunga opera di bonifica, di pulizia, di scavo archeologico e infine di un imponente e minuzioso restauro: Mauro Checcoli, ingegnere bolognese e medaglia d’oro olimpica (Tokio 1964), insieme alla sua famiglia, acquistano da un pastore i ruderi dell’Abbazia. Subito decisero di farla rivivere impegnandosi in un arduo e un po’ folle percorso di scavo, restauro e ricostruzione iniziato nel 1994, oggi quasi del tutto completato.
Per restaurare l’edificio, e per farlo rivivere occorreva ricostruire parzialmente gli edifici distrutti documentando il tutto scientificamente, tecnicamente e culturalmente in modo rigoroso e incontestabile.
L’opera di scavo è stata di dimensioni imponenti, necessaria per i grandi interramenti prodotti dalle secolari alluvioni: più di 5000 metri cubi di terriccio alluvionale e detriti sono stati rimossi e risistemati. L’abbandono ed il conseguente interramento hanno protetto una notevole quantità di materiali interessanti, come pietre lavorate, marmi, attrezzi e anche qualche suppellettile (stoviglie, ceramiche, vetri). Tutto questo materiale, ripulito, ordinato e analizzato è stato impiegato nel restauro degli edifici e ha fornito indicazioni preziose sulle tecniche costruttive cistercensi.
Gli scavi hanno confermato una situazione ricca e complessa: insediamenti risalenti ad epoche molto remote, precedenti al IX secolo; in particolare, all’interno dell’attuale chiesa sono stati ritrovati resti di mura perimetrali e di un abside precedenti, presumibilmente una pieve benedettina dell’VIII-IX secolo.
Il primo insediamento benedettino doveva essere una piccola abbazia in cui chiesa ed edifici monastici erano già presenti anche se in forme e dimensioni minori delle attuali.
Viste le consistenti dimensioni dell’edificio, San Giusto doveva essere un centro religioso, economico, agricolo e culturale che conteneva probabilmente, in epoca benedettina, una ventina di monaci o poco più, mentre il monastero cistercense realizzato a metà del XII secolo, nel pieno sviluppo ospitò molti più abitanti, fra monaci, conversi e novizi, una comunità stimabile in più di cinquanta membri.
L’abbazia cistercense si compone della chiesa Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..82. S Giusto Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..76. S Giusto preesistente ed ampliata, dell’edificio dei monaci (sala capitolare, parlatorio, scriptorium e sovrastante dormitorio dei monaci), il complesso della cucina e refettorio e l’edificio dei conversi, composta da cellario al piano terra e dormitorio dei conversi al piano superiore. DORMITORIO
Il chiostro di San Giusto,Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..75. S Giusto

Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..74. S Giusto Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..69. S Giusto pur nella sua essenzialità, è una costruzione assai complessa ed ha richiesto molta analisi e molti studi per poter essere ricostruito così com’era.

Al classico quadrilatero abbaziale si aggiunge una grande torre campanaria, TORRE residuo di una torre originaria ben più alta probabilmente alta almeno 40 metri, per poter comunicare visivamente con le torri di guardia del territorio circostante; anche la torre, profondamente compromessa, è stata restaurata, consolidata e riportata a forme documentate da una fotografia dell’inizio del ‘900.

Come in ogni abbazia cistercense il sistema idraulico era ed è efficiente, capillare e raffinato.
I monaci hanno captato l’acqua Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..70. S Giusto in vari punti per usarla secondo le loro necessità: nelle cucine, nel chiostro per raccoglierla sotto l’abbazia per alimentare una peschiera pulita e gli orti con quella sporca; una bellissima fonte di acqua potabile si trova inoltre a margine del chiostro.
Come si vede quindi un sistema che distribuiva l’acqua dove era necessaria e dove si addensava la presenza dei monaci. Ancora oggi il sistema è efficiente e visibile.
Molto interessante la scoperta sotto il livello del pavimento della chiesa di ben due forni di fusione delle campane: due profonde buche nel pavimento, con un cunicolo di alimentazione dei fuochi. Un’antica tradizione degli ordini religiosi richiedeva che la fusione avvenisse su suolo consacrato da parte di compagnie di fonditori itineranti1)

A tutt’oggi l’opera di restauro è compiuta e San Giusto ha ripreso la piena abitabilità e costituisce uno dei pochi esempi di abbazia cistercense visitabile interamente; aperta al pubblico, è anche un’azienda agricola e agrituristica biologica eco-compatibile (produce oli essenziali di lavanda e elicriso e coltiva piante officinali), ospita stages, seminari, convegni ed eventi, ma è soprattutto un luogo per accogliere viaggiatori e appassionati di natura e d’arte.
Viterbo.Tuscania.2014 VIII.20..83. S Giusto 10351605_925174597507890_4987143539081947860_n Abbazia di San Giusto, Strada Consortile delle Poppe, 01017 Tuscania, Italia +393402392820

Chiesa di San Pietro a Cedda

Chiesa di San Pietro a Cedda

Chesa di San Pietro a Cedda – Poggibonsi SI

Questo video è un tripudio allo splendore semplice del Romanico, si lascia guardare bene, non stanca, e ben accompagnato.., in tutto.

Sembrano le pietre della chiesa germogliare di continuo, da ogni piega, da ogni mensola, da ogni capitello; fiori, palmette, rose, stelle, figure animali e nascostamente anche umane. E’ un tripudio di vegetazione e vita che ri rincorre dietro ad ogni scatto !

Come ebbi a scrivere un paio di anni fa in una piccola guida locale sulla chiesa di Cedda:

“La chiesa diveniva così piccola officina di cura per l’uomo avvilito nel corpo o nello spirito. Era dispensatrice di energia per i sensi e per l’anima. Era la completezza dell’essere umano che in tali luoghi era abbracciato dalla mano di Dio, mano protettrice e fruttifica, che nella campagna circostante donava sorgenti, boschi, animali, viti ed olivi. Tutti elementi ancora fortemente presenti sul territorio. Tutti elementi che gli abili ed anonimi scultori dell’epoca hanno saputo raccontare nelle pietre della stupenda chiesa.” di Stefano Mori

foto Stefano Mori
montaggio Maria Tamberi

la chiesa è visitabile su appuntamento telefonando al
349/1954636 o scrivendo a frankmorris@libero.it
Coordinate: 43°28′46.92″N 11°11′59.17″E
MAPPA:
https://maps.google.com/?ll=43.47992006063893%2C11.199350184621153&q=43.47992006063893%2C11.199350184621153

Solstizio d’estate alla Basilica Romanica di San Minato al Monte. di Stefano Mori

21 giugno. E’ il giorno più lungo dell’anno. Basilica Romanica di San Minato a Monte.Immagine Ore 13:00 circa. Un folto gruppo di persone si accalca tutto intorno al corridoio centrale della navata. Le porte della chiesa vengono chiuse e tutti, dentro, restiamo ansiosi in penombra….Il relatore inzia a parlare, del cristianesimo dell’anno mille, del romanico, di astronomia, di Fede…mi appassiono… E’ lui che ha ri-scoperto questo antico funzionamento dello zodiaco pavimentale di San Miniato. Ne ha scritto il tutto sul suo libro “Sole e simboli. Gli zodiaci di San Miniato a Monte” edito da Polistampa. Ogni anno ci sono sempre più persone ad osservare questo fenomeno, si sta spargendo la voce dal 2011 ad oggi. Abbiamo quasi dimenticato che le nostre bellezze romaniche erano costruite con sapienza e maestria e che quindi non ci sarebbe niente di strano nell’osservare la bravura dell’uomo nel mostrarci eventi naturali ricolmi anche di un notevole significato spirituale.

 

Ci siamo, solstizio d’estate, ore 13,45 circa…il sole spunta da una finestra in alto, alle mie spalle, le zampette del segno del cancro nel grande zodiaco sembrano arrossire..poi d’improvviso il cancro si accende, dal sole illuminato, preciso, tutto dura solo poco meno di un minuto. Ma ne vale la pena. Ve lo garantisco. Stupore, curiosità, brividi,
la Grande Bellezza delle nostre chiese Romaniche.
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Leggete anche l’articolo del Corriere Fiorentino.IT

Edizioni dell’Acero per appassionati dell’architettura Romanica Toscana

L’iniziativa parte proponendo due volumi, collegati nell’argomento ma acquistabili separatamente, che riguardano: il primo le chiese romaniche di Firenze e dei suoi immediati dintorni e che si intitola ‘Firenze romanica’; il secondo le chiese romaniche della diocesi medievale di Firenze, tra la città, la Valdelsa e il Chianti.
Firenze romanica – Le antiche basiliche di Firenze. Chiese romaniche della città e dei suoi dintorni
è offerto a € 30,00 iva e spese di spedizione incluse.

Chiese romaniche della campagna fiorentina
è offerto a € 25,00 tutto incluso come sopra

Acquistando entrambi l’offerta complessiva è di € 50,00, sempre tutto incluso.
Le richieste di acquisto si effettuano inviando una mail di richiesta a: ed.acero@libero.it

Il pagamento può essere efftuato tramite bonifico e i tempi di spedizione, che viene fatta come ‘piego di libri’, sono di circa 8-10 giorni dall’effettuazione dell’ordine, salvo richiesta di spedizione urgente..
Per chi invece è interessato ad altri volumi ecco questo link.
http://toscana.indettaglio.it/ita/inserzionisti/fi/editori/editoridellacero/editoridellacero.html

brochure chiese romaniche della campagna fiorentinaChiese romaniche della campagna fiorentinaLe antiche basiliche di Firenze- Chiese Romaniche della Città e dintorni Ed: Dell’AceroLe antiche basiliche di Firenze- Chiese Romaniche della Città e dintorni Ed Dell’Acero